benvenuti

I cuori puri sono i benvenuti....per tutti gli altri c'è speranza.

martedì 3 maggio 2016

ODE AL CAPPELLETTO



I cappelletti non sono un piatto,sono un rito che si tramanda in famiglia dai nonni ai nipoti.Ognuna con le sue varianti ma il senso resta questo.
Il primo ingrediente, indispensabile,è l'amore per il gusto e il godere insieme di sapori e delle tradizioni.
Mano ai tegami !

Il giorno avanti si prepara il ripieno ; macinato misto e battuto di prosciutto crudo da rosolare piano piano, senza fretta e quando sarà stracotto e stanco per avere dato il meglio di se un uovo di rinforzo, un pizzico di pangrattato, parmigiano in abbondanza e noce moscata a conferire quel inconfondibile profumo.
E' il giorno dopo che inizia la magia.
Il tagliere di legno chiaro e leggero,il mattarello robusto e nonna che prepara la sfoglia; con sapienza ;vederla all'opera è una meraviglia,energia e mestiere da restarne ammirati.
Incide sul giallo velo quadretti dentellati e noi intorno pronti a riempirli e ripiegarli ad arte perché siano tutti uguali come ci ha insegnato a fare.
Occorre tempo e si parla mentre si lavora, senza fretta,la radio accesa e la memoria che sgorga dalla bocca.
Racconti di gioventù e noi a fare domande ingenue;in fondo che ne sapevamo della vita ? Nulla,ma tramandare tradizioni e sentimenti è una lezione che ho imparato.
Quanta bellezza c'è nel condividere lavoro,esperienza,ricordi e sogni.
Quando alla fine si va a tavola insieme al piatto ci siamo noi,nella nostra interezza,a specchio nel brodo fumante a raccontare di vita e amore infinito per la nostra terra.
Nostalgia? Forse si ma che bello che era.



.

lunedì 18 aprile 2016

Bar sport

Così il titolo 
L' inarrivabile Stefano Benni di cui ho ben presente la scrittura brillante,ai tempi
ne risi dentro e fuori di  gran gusto ,tanto che nonna ogni tanto si affacciava in camera per controllare il livello di pazzia.
La mia.
Si, perché ridere da soli è sempre sospetto 
 bizzarro ma a volte irrefrenabile.
Nel tempo,amico mio,il riso si fa più solitario e meno aperto.
Quasi si provasse vergogna di un attimo di felicità davanti ai mali del mondo.

Il mio Bar Sport era un baretto di periferia ; niente Luisona, una bibita,un gelato,poltroncine di plastica e ombrelloni sponsorizzati Algida e tanti amici.
Lo sport è stato sempre un momento condiviso,discusso e commentato, vissuto e sognato.
E' sogno e promessa e speranza.
Al Bar Sport ci si divideva per casati,come le contrade a Siena durante il palio.
Le qualifiche di F1. 
Il mio idolo era Villneuve, l'aviatore; spericolato e ardito, osannato e sconfessato dai puristi della traiettoria.
Non potevate chiedergli questo,ancora oggi ne sono convinta;lui era puro talento,era fatto per meravigliare e incantare.Ho ancora le video cassette dei sui duelli con Arnoux che non so dove mai potrei rivedere visto l'evolversi della tecnologia che a volte soppianta la memoria del cuore.
Era il mio eroe di gloria vestito, incurante delle conseguenze; si va a sbattere e si rompe l'alettone ? Che sarà !
Discussioni animate fra noi che ovviamente terminavano in un nulla di fatto e appuntamento al prossimo GP,chi sorridendo chi mugugnando.
Ma il top arrivava con il giro d'Italia!
Saronniani vs Moseriani.
Manco a dirlo Saronniana a tutto spiano; l'altro era per me il Bietolone per la sua scarsa verve e  il perenne atteggiamento polemico.
Ancora pochi giorni e la corsa rosa riparte; con nuovi campioni e nuove discussioni al bar che nel frattempo  è diventato scicchissimo,con divani dove sprofondarsi mentre si commentano gli attacchi in salita,la fatica e il coraggio.
Non tifo più per nessuno; mi manca lui; il Pirata , immenso e ingannato: in attesa di una giustizia che mai riabiliterà il suo nome e il suo talento.


Appunto questo il sogno dove lo sport vince davvero,su tutti e contro tutti.


martedì 22 marzo 2016

NULLA E' PER CASO



Non a caso questo mio piccolo rifugio si chiama Parole in Libertà.

Per me è un valore fondante della vita , la mia e quella di ognuno in Terra.
Quando questa viene negata si creano disparità e conflitti, si alimentano animosità distruttive,senza appello.
Risparmio a chi mi legge e a me stessa la fredda cronaca degli eventi peraltro tuttora in essere; non che non importi ma vorrei fare un altro tipo di riflessione.
Consideriamo,a ragione, l'Europa il nostro mondo ma quel che vi avviene da generazioni è sconsiderato.
Negli anni molte persone vi hanno trovato approdo.
Ma siamo sicuri che questo collimi con l'accoglienza ? L'integrazione ?
Mi interrogo profondamente su questo.
Abbiamo accettato che nuove braccia lavorassero per e non con noi, diverso.
Abbiamo guardato di traverso l'aspetto,i costumi,le usanze e il credo.
E' integrazione questa ?
Davvero credete che per loro sia stato diverso ?
Vi credete superiori ?
Confinati in quartieri per così dire etnici,cinesi a destra,magrebini per di là,mussulmani in periferia belli ammassati.
Come si è potuto pensare che i figli di questa prima ondata di nuovi cittadini europei, questo è il punto,crescessero come i nostri figli, integrati e felici di vivere insieme a noi nel continente verde.
Insieme !
Non un passo più in là !
Reazione non giustificabile in alcun modo ma prima di addossare ogni colpa agli altri assumiamoci la nostra, grave anch'essa, collettiva e assassina.
Noi come altri.